Nei giorni scorsi ho ricevuto diversi messaggi da persone che mi chiedevano delucidazioni sulla storia dei Tarocchi, incuriosite dal fatto che io abbia cominciato a parlarne qui. Innanzitutto urge una premessa: tarologia non è sinonimo di cartomanzia. Si tratta di due cose assolutamente diverse e, potrei aggiungere, addirittura agli antipodi.

La tarologia (termine coniato da Alejandro Jodorowsky) vede nei Tarocchi degli strumenti che ci connettono agli archetipi e ai simboli che sono presenti già in noi a livello inconscio per permetterci di realizzare il nostro pieno potenziale. La meditazione sugli archetipi è un ottimo strumento di auto-conoscenza e in molti applicano alla lettura di tarocchi un approccio psicologico junghiano.

Chi pratica la tarologia è radicato nel presente e si sofferma solo su di esso, come per scattare una fotografia del momento e delineare una mappa del percorso interiore che si sta intraprendendo o si è già intrapreso. Scegliendo gli Arcani in modo apparentemente casuale (in realtà parliamo di sincronicità), ci ritroviamo a specchiarci in essi e tutto questo fa emergere qualcosa in noi: una realizzazione, un’idea, un’epifania, un punto di vista che non avevamo considerato, un ricordo, il residuo di una programmazione mentale che ci condiziona, eccetera eccetera.

La cartomanzia, invece, è una forma di divinazione alla quale si può credere o meno, a seconda delle proprie convinzioni. Per quanto mi riguarda, non fa per me: sono convinta che non vi sia un solo futuro scritto nella pietra bensì migliaia di possibili futuri che dipendono dalle piccole (e spesso apparentemente insignificanti) decisioni che prendiamo ogni giorno e da quanto siamo capaci di connetterci a tutto ciò che ci circonda.

Credo in un mondo in cui il caso non esiste e siamo tutti parte di un sistema dal quale spesso ci sentiamo esiliati, convinti che la nostra individualità ci separi da tutto il resto. Eppure mai come in questo momento storico, mentre siamo alle prese con una pandemia che ci tiene a distanza gli uni dagli altri, possiamo comprendere quanto siamo connessi.

In sintesi, la tarologia, al contrario della cartomanzia, non dà risposte e non rassicura: non ti dice se il tuo fidanzato tornerà fra tre mesi o se cambierai lavoro. Piuttosto, attraverso l’analisi degli archetipi, ti porta a chiederti se ti stai ponendo le domande giuste, facendo riaffiorare in modo sorprendentemente accurato delle intuizioni e dei dati che erano sepolti nel tuo inconscio.

Prossimamente pubblicherò degli esempi di letture e tiraggi su temi specifici: è il modo migliore per illustrare quanto ho scritto.

I tarocchi sono un viaggio simbolico verso la realizzazione del proprio potenziale e la comprensione del proprio inconscio: si parte con i bagagli ingombranti del Matto per arrivare, nudi e senza inutili fardelli, all’essenzialità e all’armonia del Mondo.

Proprio perché indicano varie tappe di un percorso, gli Arcani Maggiori possono essere suddivisi e disposti su tre piani diversi: su ciascuno di questi piani sono presenti sette carte, lasciando fuori il Matto che non ha un numero di riferimento.

Ho deciso di condividere su questo blog alcuni appunti e spunti di osservazione derivanti dallo studio dei tarocchi, perché li ritengo uno strumento indispensabile per decifrare la complessità dell’animo umano. Oggi voglio parlare del primo livello dei tarocchi, che possiamo definire il “Piano Umano”.

Di questo livello fanno parte:

I – Il Bagatto

II – La Papessa

III – L’Imperatrice

IIII* – L’Imperatore

V – Il Papa

VI – L’Innamorato

VII – Il Carro

*Ricordo che nei tarocchi la numerazione romana è modificata per non essere mai sottrattiva, quindi al posto del IV o del IX ci sono IIII o VIIII.

Cosa hanno in comune i primi sette Arcani Maggiori?

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Ne La via dei tarocchi, tra i più importanti testi sull’interpretazione dei tarocchi (che consiglio di leggere anche a chi non interessa questa disciplina, poiché è un vero e proprio trattato di filosofia), Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa dedicano un capitolo a ciascun arcano per illustrarne i dettagli estetici e i significati simbolici. In ogni capitolo, vi è sempre una sezione denominata “Se l’arcano potesse parlare“.

Qui voglio riportare le parole associate all’arcano maggiore del Papa, ovvero del Pontefice (letteralmente: creatore di ponti):

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