Yule: prepararsi ad un nuovo ciclo

«Ha dda passa’ ‘a nuttata» si dice dalle mie parti. E anche la notte più lunga dell’anno – quella che è appena trascorsa – ce la siamo lasciata alle spalle. La cosa che mi affascina di più del solstizio d’inverno è l’atmosfera di sospensione che si coglie al suo apice.

Il buio raggiunge in Yule il suo momento di massima espressione ma, subito dopo, la luce comincia a ritagliarsi più tempo e più spazio fino a prevalere definitivamente con Litha, il solstizio d’estate.

E, non a caso, il solstizio d’inverno coincide con il periodo del Natale, quello in cui rinasce il Sol Invictus (con tutto il suo carico di simboli).

I più grandi insegnamenti di vita si possono cogliere semplicemente osservando i cicli della natura: tutte le cose, una volta raggiunta la loro massima espressione finiscono poi con il decrescere… e questo processo va avanti all’infinito.

Non è una prigione, non è un loop senza via d’uscita: è anzi un segno di incoraggiamento per chi lotta per cambiare le cose (o un aspetto di sé), oppure per chi si accinge ad affrontare un periodo difficile della sua vita su questo piano terreno.

Nelle cosiddette banalità si nascondono le parole meno ascoltate: per quanto sia lunga la notte, il sole risorge sempre.