Non lo so

In un mondo in cui tutti vogliono esprimere un’opinione su tutto, avvertiamo la pressione sociale (e social) di dire la nostra su qualsiasi argomento.

Negli ultimi mesi ho scoperto il piacere di dire: «Non lo so». Mi libera dall’ansia e mi trasmette serenità e leggerezza.

In fondo è la sola verità che ci è concesso conoscere: «Non lo so».

Prima di dire la mia

Ogni volta che ho voglia di manifestare la mia opinione con un post, un commento (orale o scritto) o di raccontare qualcosa di rappresentativo della mia persona, mi pongo queste domande (a seconda del caso):

  1. Quello che sto per dire sul tema X sarei in grado di argomentarlo davanti ad un/a esperto/a della materia?
  2. Il modo in cui sto per esprimermi e ciò di cui voglio parlare possono innescare un cambiamento positivo (di umore, interiore, esteriore, di impatto sociale) in chi mi leggerà o mi ascolterà?
  3. Facendo questa affermazione sono certa di non offendere o screditare nessuno che non possa difendersi al mio cospetto?
  4. Sono dell’umore giusto, nel contesto appropriato e in presenza delle persone ideali per esprimere un’opinione o una considerazione senza il rischio di essere fraintesa?

Se la risposta è sì, allora lo faccio senza esitazione.

Non mi interessano l’imbarazzo e il senso del pudore o del ridicolo; quelli mutano molto rapidamente, di generazione in generazione, e a seconda dello Zeitgeist. Ciò che non muta – o che non dovrebbe mutare, perlomeno – è quel fondo di umanità che ci accomuna e che si manifesta nella capacità di ascoltare e di interrogarsi più che nell’urgenza impellente di dire ciò che pensiamo.