Su Netflix la prima serie che parla di disabilità (e omosessualità)

Su Netflix è appena arrivata una serie originale che si chiama Special. Si tratta di un prodotto editoriale nuovo e per certi versi rivoluzionario, poiché narra le avventure di un ragazzo gay affetto da paralisi cerebrale.

Special nasce dal libro di Ryan O’Connell, che è anche l’attore protagonista della serie. Tra i produttori figura Jim Parsons, che molti ricordano per il ruolo di Sheldon Cooper in The Big Bang Theory.

Ne sentiremo parlare sicuramente.

Szukalski

Qualche sera fa ho visto un documentario su Stanisław Szukalski, scultore e pittore di origini polacche vissuto negli Stati Uniti e morto nel 1987.

Non conoscevo questo artista – peraltro assai controverso – e la sua storia e la sua arte mi hanno incuriosita. La sua poetica è fatta di visione e intuizione e ha dato vita a opere che sembrano vive.

Il documentario è su Netflix e si intitola Struggle: The Life and Lost art of Szukalski.

Sale, grasso, acido, calore

Questo weekend ho visto su Netflix la docuserie Salt, Fat, Acid, Heat curata da Samin Nosrat. La serie si basa sull’omonimo libro della chef internazionale, una vera e propria guida essenziale alle basi della buona cucina. Al centro del racconto c’è la conoscenza dei quattro elementi che bisogna saper bilanciare: salato, grasso, acido e calore.

La serie è molto appassionante e intreccia l’arte della cucina con il racconto di viaggio: la chef, infatti, visita quattro paesi (Italia, Giappone, Messico e Stati Uniti) esaminando le materie prime di qualità e cosa le rende così speciali.

Qui è possibile vedere il trailer.

Samin è molto genuina e curiosa: assaggia qualsiasi cosa senza esitazione ed ha una grande capacità di connettersi alle persone che incontra. Un bell’esempio in un mondo di chef televisivi che sanno solo giudicare e umiliare chi non fa le cose come loro.

Cinetflix

A Venezia vince un film prodotto da Netflix e si scatena il putiferio.

Per alcuni, questa scelta penalizza il cinema vero, quello che vive nelle sale cinematografiche e soffre la concorrenza delle piattaforme di streaming. Per altri, il premio è stato giustamente assegnato al film più bello e poco conta chi lo abbia prodotto e come verrà distribuito.

Chi ha ragione? Quando non so come rispondere a una domanda faccio riferimento a chi ne sa sicuramente più di me; in questo caso segnalo il pezzo del mio amico Boris che ne ha parlato giusto ieri su Rolling Stone.