Amburgo

Oggi visiterò Amburgo per la prima volta. Pare che abbia più ponti di Venezia. Pensavo a quanto sia simpatico il fatto che gli abitanti di Amburgo si chiamino hamburgers. Non avrò tempo per esplorarla come si deve perché ci vado per motivi di lavoro ma mi sento sempre di buonumore quando vado in un posto nuovo. Ogni città ha qualcosa di speciale diversa e mi ispira una sensazione che poi registro nella mente come se fosse un mix di odori, sapori, sensazioni sulla pelle.

I mestieri tranquilli

Qualche giorno fa, in tram, ho ascoltato una conversazione tra una nonna e il suo nipotino di otto, nove anni circa. È andata più o meno così:

«Nonna, io ho deciso che da grande voglio fare il vigile del fuoco!»
«Ma cosa dici? Guarda che non è mica un mestiere bello…»
«Perché lo pensi, nonna?»
«Beh, non è un mestiere gratificante: alla fine devi andare semplicemente a spegnere fuochi in giro per la città. Vai lì con il camion, con l’idrante, butti acqua sul fuoco e poi basta. Poi guarda che i vigili del fuoco non guadagnano molti soldi, cosa credi? Ci sono mestieri molto più belli che ti fanno anche guadagnare tanto. Per esempio il costruttore di case, il commerciante, l’avvocato…»
«Ma, nonna, perché dici che non è un bel mestiere? I vigili del fuoco salvano la vita alle persone. E non solo quando ci sono gli incendi. Anche quando ci sono le frane, le piogge forti, i terremoti…»
«Ehm, certo, però… Cioè, non voglio dire che non sia un mestiere bello. È che è pericoloso. Ci sono mestieri più tranquilli, questo volevo dire.»
«Ma nonna… qualcuno deve pur farli questi mestieri meno tranquilli! Per me i vigili del fuoco sono degli eroi.»

Penso che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Staccare la spina

L’ultima settimana di lavoro prima delle vacanze è per molti la più difficile da mandare giù. Chi, come me, lavora con i social sa che non è semplice staccare veramente la spina. Soprattutto durante le festività.

Non è un caso, tuttavia, che io abbia detto «non è semplice» piuttosto che «è impossibile». Molto, infatti, dipende da quanto siamo disposti a concederci la possibilità di perdere il controllo e non sentirci indispensabili.

Per questo motivo, da anni mi impongo una sola regola: quando è possibile (ovvero quando c’è WiFi nel luogo in cui mi trovo) controllo la posta elettronica del lavoro una volta al giorno. Solitamente la sera alle 18:00. 

Per il resto, predispongo sempre un protocollo di emergenza, per così dire, in modo che chi ha urgenza di contattarmi per cose molto importanti sappia sempre come ricevere supporto o reperirmi in qualsiasi momento.

In certi casi funziona, in altri no: l’importante è provare a ritagliarsi e a difendere a priori quei necessari momenti di riposo mentale ai quali tutti abbiamo diritto. 

Si torna a casa

La settimana in California è terminata e sto preparando la valigia. Non vedo l’ora di tornare a casa e riprendere confidenza con la familiarità.

Negli ultimi due mesi non sono quasi mai stata a casa per una settimana di fila e, arrivata a questo punto, aspetto il Natale con trepidazione per riposarmi e stare un po’ con i miei cari.

Cosa mi porto a casa? Soprattutto il piacere di ritrovare amici fantastici che – purtroppo – riesco a vedere solo due, tre volte all’anno. Molto più che semplici “colleghi”. Alcuni di loro li conosco dai diversi anni e praticamente siamo cresciuti insieme sia umanamente che professionalmente.

Proprio qualche giorno fa pensavo che – se è vero che Roma mi ha resa donna perché mi ha insegnato a stare al mondo – San Francisco è la città che in assoluto mi ha dato di più dal punto di vista della crescita professionale: ho iniziato qui con Current TV, poi Twitter e infine Facebook.

E per questo le sono grata.

L’ultima trasferta del 2018

Oggi giornata di viaggio: mi aspettano un bel po’ di ore di volo. La destinazione è San Francisco, dove resterò per una settimana in occasione di un evento aziendale.

È l’ultimo viaggio di lavoro prima delle festività natalizie e sono felice di sapere che l’aria in città sia tornata ad essere respirabile dopo gli incendi che hanno messo in pericolo tante persone.

Ci risentiamo dall’altra parte 🙂

Quando decidere e quando delegare

Spesso ci ritroviamo a sprecare energie su decisioni che potremmo o dovremmo invece delegare agli altri. In questo articolo ho trovato uno schema interessante che può aiutarci a orientarci nel modo più efficace.

Decision-Matrix

In sostanza vengono identificati quattro tipi di decisioni:

  1. Irreversibili e irrilevanti
  2. Irreversibili e importanti
  3. Reversibili e irrilevanti
  4. Reversibili e importanti

Ecco un piccolo estratto tradotto in italiano in cui l’autore illustra l’applicazione di questa matrice:

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