Il ressentiment – termine francese con cui il filosofo Friedrich Nietzsche definisce l’invidia nella sua Genealogia della morale – è l’ostilità che le masse provano di fronte al concetto di bene che per secoli è stato incarnato dall’aristocrazia colta e facoltosa che le governava. Questo bene corrisponde di fatto al bello e si identifica con l’armonia, la ricchezza, il piacere, il potere, la fama, l’intelletto e la libertà sessuale. Per Nietzsche l’invidia del gregge (altro modo in cui definisce le masse) non è che l’espressione della propria frustrazione rispetto a qualcosa che desidera ma non può avere.

Quando il Cristianesimo irrompe sulla scena della Storia, permette a quelle masse invidiose di vendicarsi impugnando l’unica arma che possono permettersi: quella del senso di colpa. Il Cristianesimo ribalta la scala dei valori ed etichetta come negativi tutti quelli che il mondo classico considerava dei modelli positivi. Il bene viene quindi a identificarsi con la povertà, la castità, il perdono, la rinuncia, l’innocenza (intesa come semplicità intellettuale) e la modestia.

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