Gallery: miniature dal Clavis Artis

Alcune miniature presenti nel manoscritto Zoroaster Clavis Artis, MS. Verginelli-Rota, custodito presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Roma.

«Qui si castrano fanciulli»

La dominazione araba introdusse a Napoli l’impiego dei castrati nella musica, condizionando pesantemente lo sviluppo del melodramma e dell’opera in Europa nei secoli successivi. Nel corso del Settecento, infatti, era molto diffusa la presenza di questa tipologia di cantanti nel teatro partenopeo, poiché il gusto dell’epoca era molto improntato al piacere sensuale, prediligendo suoni morbidi e una certa ambiguità vocale.

Leggevo nel bellissimo libro Napoli magica che centinaia di famiglie facevano castrare i propri figli con l’X factor nella speranza che diventassero famosi come Farinelli (nell’immagine in alto), Porporino, Caffariello e gli altri interpreti della scena musicale dell’epoca (molti di origine o scuola partenopea). Era una pratica talmente diffusa che esistevano botteghe che esponevano la scritta «Qui si castrano fanciulli». Il trend fu poi spazzato via dall’avvento del Romanticismo e di un altro tipo di musica, tutt’altro che artificiosa e giocosa.

Tanti ragazzini furono immolati dall’ambizione dei genitori e solo in pochissimi riuscirono a conoscere la gloria e la fama; i più furono condannati ad una vita mutilata e vissuta ai margini. Mi domando come sarebbe l’odierna scena musicale in tutta Italia (e non solo a Napoli) se questa pratica fosse ancora in uso…