I mestieri tranquilli

Qualche giorno fa, in tram, ho ascoltato una conversazione tra una nonna e il suo nipotino di otto, nove anni circa. È andata più o meno così:

«Nonna, io ho deciso che da grande voglio fare il vigile del fuoco!»
«Ma cosa dici? Guarda che non è mica un mestiere bello…»
«Perché lo pensi, nonna?»
«Beh, non è un mestiere gratificante: alla fine devi andare semplicemente a spegnere fuochi in giro per la città. Vai lì con il camion, con l’idrante, butti acqua sul fuoco e poi basta. Poi guarda che i vigili del fuoco non guadagnano molti soldi, cosa credi? Ci sono mestieri molto più belli che ti fanno anche guadagnare tanto. Per esempio il costruttore di case, il commerciante, l’avvocato…»
«Ma, nonna, perché dici che non è un bel mestiere? I vigili del fuoco salvano la vita alle persone. E non solo quando ci sono gli incendi. Anche quando ci sono le frane, le piogge forti, i terremoti…»
«Ehm, certo, però… Cioè, non voglio dire che non sia un mestiere bello. È che è pericoloso. Ci sono mestieri più tranquilli, questo volevo dire.»
«Ma nonna… qualcuno deve pur farli questi mestieri meno tranquilli! Per me i vigili del fuoco sono degli eroi.»

Penso che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

La storia dei bambini del sud Italia salvati dalle famiglie del centro-nord

La mia amica Raffaella ha raccontato una storia che non tutti conoscono e che è rimasta sotto la polvere per tanto tempo. La storia di un’Italia del centro-nord solidale e accogliente che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si è adoperata per dare un futuro migliore ai bambini del sud, vittime della miseria.

Da leggere per vaccinarsi contro l’odio altrui.