Crescere con l’Ayurveda

L’Ayurveda (che tradotto significa scienza della vita) è una delle mie passioni più recenti. Da un anno frequento un corso biennale di operatore ayurvedico e sto imparando – oltre agli aspetti teorici – una serie di tecniche di massaggio piuttosto complesse che richiedono una buona manualità e tanta pratica.

Non ho ancora avuto modo di parlarne su questo blog (a parte la volta in cui ho menzionato il concetto di Agni), quindi mi riprometto di approfondire questo tema più avanti. Per ora posso dire che lo studio di questa disciplina mi ha portata a raggiungere maggiore consapevolezza rispetto a ciò che immetto nel mio corpo (parlo di cibo ma anche di pensieri), oltre a farmi scoprire un nuovo tipo di contatto umano.

Quello nell’immagine in alto è Dhanvantari, il dio hindu della medicina: nei Purāṇa è indicato come il fondatore dell’Ayurveda.

Non ci nutriamo solo di cibo

Secondo l’Ayurveda, il fuoco della digestione (che in sanscrito si chiama Agni) non si concentra solo sul cibo ma metabolizza tutto ciò che viene filtrato dai cinque sensi: alimenti, suoni, cose che vediamo, odori, parole che ci vengono rivolte, oggetti che tocchiamo, etc.

Agni – che è un concetto straordinariamente complesso e affascinante – è la trasformazione costante che avviene in tutti i momenti e in tutte le persone a tutti i livelli: fisico, cosciente, emotivo, energetico e intellettivo.

Ci nutriamo di tutto ciò che entra in contatto con noi. Per questo motivo dobbiamo stare attenti non solo a quello che mettiamo in pancia ma anche a tutto ciò a cui ci esponiamo o che lasciamo entrare in noi.

Quando Agni funziona, riusciamo a vivere una vita equilibrata, poiché ciò che è buono per noi viene assorbito e i materiali di scarto e le tossine vengono eliminati nel modo corretto.

In caso di cattivo funzionamento di Agni, il cibo diventa tossico (in sanscrito questo materiale si chiama Ama e significa non digerito) e si accumula in noi fino a farci ammalare. Lo stesso discorso vale per le emozioni non digerite.