Quando un amico sta male

Come si aiuta un amico che soffre? Bella domanda, eh?.

In situazioni simili, la prima cosa che ci viene in mente di fare è infondere coraggio in chi sta male e invitarlo a distrarsi, a pensare a qualcos’altro. Ma questo è forse l’approccio più sbagliato (seppur in buona fede).

La verità è che non sappiamo cosa fare davanti al dolore altrui; ci lascia spiazzati e questo ci fa pensare che sia sufficiente guardare il lato positivo, come se chi è davanti a noi fosse diventato improvvisamente incapace di vedere il bello e il buono che c’è nel mondo e nella sua vita.

Eppure non possiamo far star bene qualcuno cercando a cancellare o a scacciare il suo dolore. Se ci sforziamo di farlo, quella persona smetterà di condividere il suo stato d’animo con noi. Io, per esempio, quando sto male e qualcuno cerca di consolarmi reagisco chiudendomi ancora di più.

Come comportarsi, allora?

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I quattro livelli di ascolto

In questo periodo sto approfondendo un tema che è di fondamentale importanza sia nella vita privata che nel lavoro: come si prendono le decisioni.

La cosa più difficile è innanzitutto imparare a non impuntarsi sul proprio punto di vista e fare quel reality check che risulta molto difficile per tutti. Spesso ci affezioniamo a un’idea talmente tanto da non prendere in considerazione la sua analisi da prospettive diverse e finiamo con il respingere degli input importanti che potrebbero aiutarci a migliorarla o a lasciarla perdere del tutto.

Alla base di un buon reality check c’è l’esercizio dell’ascolto su più livelli. Ecco come la Teoria U suddivide le varie tipologie:

Levels of Listening

Analizziamo nel dettaglio questi diversi livelli di ascolto:

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