Come spostarsi a Bangkok in taxi senza farsi spennare

Come in quasi tutte le grandi città, anche a Bangkok molti tassisti non amano attivare il tassametro e – insieme agli autisti dei tuk tuk – cercano di spillarti denaro, chiedendoti cifre esorbitanti che poi devi stare ore a contrattare.

Per fortuna un contatto locale mi ha consigliato di scaricare l’app Grab, che è l’Uber del Sudest Asiatico (le due società sono in realtà fuse). Con Grab puoi chiamare un’auto o uno scooter ma anche ordinare cibo d’asporto e far consegnare piccoli pacchi in città.

Per scaricare Grab è necessario avere una sim Thai sul proprio smartphone: l’ho comprata in aeroporto (il gestore è AIS) pagandola 500 BHT (circa 14€). La cosa conveniente di Grab è che puoi pagare con carta di credito, le auto sono generalmente in buono stato e le tariffe sono quelle che pagano anche i locali: in questo modo si risparmia tantissimo e si evitano le fregature.

Un jet lag che non ti dico

Non mi vergogno a dirlo: il primo giorno a Bangkok lo abbiamo più sognato che vissuto. Il jet lag è terribile quando si va in Oriente e questo me lo avevano detto tutti… però una cosa è viverlo sulla propria pelle e un’altra è sentirlo raccontare dagli altri.

Il caldo, poi, non aiuta… Durante il giorno ci sono in media 35 gradi e molta umidità, per cui la temperatura percepita è molto più alta di quella reale. Ma siamo qui e non vediamo l’ora di uscire dal sarcofago.

E quando lo faremo, ce la godremo.

Cosa voglio ricordare di questo 8 marzo 2019

Oggi voglio usare questo piccolo, modesto spazio per segnalare alcune cose condivise su Facebook da amiche e conoscenti che stimo ed amo tantissimo.

Le dedico a Greta Thunberg, la giovane studentessa che ogni venerdì sciopera davanti al parlamento svedese per portare l’attenzione sull’ambiente e il riscaldamento globale. Nel suo paese l’hanno appena nominata donna dell’anno.

Ecco le parole che voglio ricordare in questa giornata speciale:

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Franzbrötchen: quando un errore diventa un trionfo

Quando l’esercito di Napoleone occupò Amburgo tra il 1806 e il 1814, le pasticcerie della città cominciarono a cimentarsi nella preparazione dei croissant francesi per compiacere i nuovi padroni di casa.

All’inizio non gli vennero un granché bene ma provarono a metterci una pezza personalizzandoli con lo zenzero ed altri ingredienti della tradizione tedesca.

Diedero così vita al Franzbrötchen, una specie di croissant collassato: bruttino all’apparenza ma molto, molto gustoso. Infatti gli stessi francesi ne divennero ghiotti.