L’ultima trasferta del 2018

Oggi giornata di viaggio: mi aspettano un bel po’ di ore di volo. La destinazione è San Francisco, dove resterò per una settimana in occasione di un evento aziendale.

È l’ultimo viaggio di lavoro prima delle festività natalizie e sono felice di sapere che l’aria in città sia tornata ad essere respirabile dopo gli incendi che hanno messo in pericolo tante persone.

Ci risentiamo dall’altra parte 🙂

Adiuvare: portare verso Giove

L’archetipo incarnato da Giove rappresenta i nostri ideali, le nostre aspirazioni più profonde, la fede (intesa come fiducia nell’Universo). Nella Teogonia, Esiodo racconta che Giove, figlio di Saturno, riuscì a sopravvivere alla carneficina messa in atto da suo padre, che divorò tutti i suoi figli per timore di essere spodestato. Giove è il padre che vuole solo il bene dei propri figli, contrapposto al padre crudele (Saturno).

Leggevo in un libro che l’etimologia del verbo adiuvare potrebbe derivare anche da ad+iuvo, ovvero dal verbo iuvare, in riferimento a Juppiter, Jovis (Giove). In tal senso ad+iuvare significherebbe portare verso Giove, avvicinare una persona verso il suo ideale di vita più autentico.

Posso davvero dire di aver aiutato qualcuno se – con la mia azione – gli impedisco di sperimentare e imparare qualcosa di nuovo? È difficile capire quando dobbiamo aiutare qualcuno o se è meglio lasciare che segua il suo percorso senza interferire.

Dovremmo sempre chiederci se lo stiamo facendo per soddisfare solo il nostro bisogno di sentirci utili o per sostenere una persona verso la ricerca della sua lezione da imparare.

Non lo so

In un mondo in cui tutti vogliono esprimere un’opinione su tutto, avvertiamo la pressione sociale (e social) di dire la nostra su qualsiasi argomento.

Negli ultimi mesi ho scoperto il piacere di dire: «Non lo so». Mi libera dall’ansia e mi trasmette serenità e leggerezza.

In fondo è la sola verità che ci è concesso conoscere: «Non lo so».

Sale, grasso, acido, calore

Questo weekend ho visto su Netflix la docuserie Salt, Fat, Acid, Heat curata da Samin Nosrat. La serie si basa sull’omonimo libro della chef internazionale, una vera e propria guida essenziale alle basi della buona cucina. Al centro del racconto c’è la conoscenza dei quattro elementi che bisogna saper bilanciare: salato, grasso, acido e calore.

La serie è molto appassionante e intreccia l’arte della cucina con il racconto di viaggio: la chef, infatti, visita quattro paesi (Italia, Giappone, Messico e Stati Uniti) esaminando le materie prime di qualità e cosa le rende così speciali.

Samin è molto genuina e curiosa: assaggia qualsiasi cosa senza esitazione ed ha una grande capacità di connettersi alle persone che incontra. Un bell’esempio in un mondo di chef televisivi che sanno solo giudicare e umiliare chi non fa le cose come loro.

Alla scoperta del Medioevo africano

Il Medioevo africano è un’epoca per lo più sconosciuta agli studiosi: è stato sicuramente molto affascinante ma le sue tracce sono sparite per la maggior parte. Ciò è dovuto al fatto che – per fare un esempio – molti edifici, palazzi o intere città dell’epoca erano costruiti con corallo, erba o sale e quindi non sono sopravvissuti nel tempo.

Lo storico François-Xavier Fauvelle parla di questo e di molto altro nel suo ultimo lavoro tradotto anche in inglese con il titolo The Golden Rhinoceros: Histories of the African Middle Ages. Si tratta di una ricostruzione del Medioevo africano che non ha precedenti.

Qui c’è un articolo interessante che parla proprio di questo libro.