Franzbrötchen: quando un errore diventa un trionfo

Quando l’esercito di Napoleone occupò Amburgo tra il 1806 e il 1814, le pasticcerie della città cominciarono a cimentarsi nella preparazione dei croissant francesi per compiacere i nuovi padroni di casa.

All’inizio non gli vennero un granché bene ma provarono a metterci una pezza personalizzandoli con lo zenzero ed altri ingredienti della tradizione tedesca.

Diedero così vita al Franzbrötchen, una specie di croissant collassato: bruttino all’apparenza ma molto, molto gustoso. Infatti gli stessi francesi ne divennero ghiotti.

Amburgo

Oggi visiterò Amburgo per la prima volta. Pare che abbia più ponti di Venezia. Pensavo a quanto sia simpatico il fatto che gli abitanti di Amburgo si chiamino hamburgers. Non avrò tempo per esplorarla come si deve perché ci vado per motivi di lavoro ma mi sento sempre di buonumore quando vado in un posto nuovo. Ogni città ha qualcosa di speciale diversa e mi ispira una sensazione che poi registro nella mente come se fosse un mix di odori, sapori, sensazioni sulla pelle.

Quando fingevo che mi piacesse Dylan

Per me Beverly Hills 90210 è sempre stato un semplice codice di avviamento postale.

Non ho mai seguito la serie e non mi ha mai incuriosita: non riuscivo a identificarmi con nessuna delle protagoniste ma ricordo benissimo che fingevo di avere una cotta per Dylan per non destare dubbi sul mio orientamento sessuale. Avevo scelto Dylan come uomo dello schermo perché mi sembrava il più stronzo e io volevo risultare una eterosessuale credibile.

Mi dispiace che l’attore che lo interpretava, Luke Perry, sia scomparso e oggi voglio dedicargli un pensiero insieme a Keith Flint, che con i Prodigy ha fatto la storia della musica contemporanea.

Oggi un mio amico ha scritto su Facebook che gli anni Novanta non sono finiti oggi: sono finiti vent’anni fa e dovremmo farcene una ragione. È un amico molto saggio.

I mestieri tranquilli

Qualche giorno fa, in tram, ho ascoltato una conversazione tra una nonna e il suo nipotino di otto, nove anni circa. È andata più o meno così:

«Nonna, io ho deciso che da grande voglio fare il vigile del fuoco!»
«Ma cosa dici? Guarda che non è mica un mestiere bello…»
«Perché lo pensi, nonna?»
«Beh, non è un mestiere gratificante: alla fine devi andare semplicemente a spegnere fuochi in giro per la città. Vai lì con il camion, con l’idrante, butti acqua sul fuoco e poi basta. Poi guarda che i vigili del fuoco non guadagnano molti soldi, cosa credi? Ci sono mestieri molto più belli che ti fanno anche guadagnare tanto. Per esempio il costruttore di case, il commerciante, l’avvocato…»
«Ma, nonna, perché dici che non è un bel mestiere? I vigili del fuoco salvano la vita alle persone. E non solo quando ci sono gli incendi. Anche quando ci sono le frane, le piogge forti, i terremoti…»
«Ehm, certo, però… Cioè, non voglio dire che non sia un mestiere bello. È che è pericoloso. Ci sono mestieri più tranquilli, questo volevo dire.»
«Ma nonna… qualcuno deve pur farli questi mestieri meno tranquilli! Per me i vigili del fuoco sono degli eroi.»

Penso che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Dalla sua stella

La storia di Andrea Bizzotto è stata raccontata meglio di quanto saprei fare io. Leggendola, mi è rimasta dentro quella strana emozione che si prova quando si conosce una persona stupenda che però non potremo mai incontrare.

La stessa emozione che ti fa vibrare quando leggi una poesia scritta da qualcuno centinaia di anni fa o ammiri un volto delicato immortalato con pittura a olio su tela.

È un misto di malinconia e di gioia. Malinconia perché sai che lo scambio con quella persona non può più avvenire all’interno della stessa dimensione; gioia perché capisci hai trovato qualcosa di prezioso ed è diventato parte dei tuoi ricordi, parte di te e di tante altre persone.

Dalla sua stella lui ci guarda.