Rivoluzione

C’è una poesia di Danilo Dolci tratta dalla raccolta Poema Umano che voglio condividere qui:

Chi si spaventa quando sente dire
“rivoluzione”
forse non ha capito.

Non è rivoluzione
tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio
che ha messo una divisa non sapendo
come mangiare;
non è incendiare il municipio
o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
riforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere
al potere e non si arriva
non è rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza
dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono
già vivente, sapendolo godere
sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione è curare il curabile
profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione
è incontrarsi con sapiente sapienza
assumendo rapporti essenziali
tra terra, cielo e uomini: ostie sì,
quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano
nuovi organismi e lottino nettando
via ogni marcio, ogni mafia.

Una cosa per volta

Preoccupato, Isan chiese al suo maestro Gyosan: «Se un milione di oggetti ci vengono addosso, che cosa dobbiamo fare?». «Un oggetto verde non è giallo. Una cosa lunga non è corta.» Soddisfatti di questo scambio, Gyosan e Isan si salutarono e ognuno andò per la sua strada.

Questo kōan viene riportato e commentato da Alejandro Jodorowski in uno dei suoi libri. La nostra percezione non può captare più di una cosa per volta, quindi è inutile affannarsi in anticipo. Ogni cosa è unica e va vissuta nel momento in cui si presenta, perché esiste solo il momento presente.