Questa persona non esiste

Per quanto possa sembrare assurdo, nessuna delle immagini che vedrai cliccando su questo sito (e aggiornando la home) rappresenta una persona realmente esistente o esistita.

Si tratta, infatti, di foto elaborate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. All’inizio è divertente; poi cominci a guardare bene quegli occhi che ti fissano e ti rendi conto che sono vuoti. A quel punto la cosa diventa inquietante.

Un’app per ridurre lo spreco alimentare

Olio è un’applicazione che permette a chi la usa di condividere del cibo (e non solo) gratuitamente con gli altri.

È la soluzione ideale se hai in casa dei prodotti in scadenza e sai già che non li consumerai, oppure se devi partire per un viaggio e vuoi liberarti di alimenti freschi che non troveresti nelle stesse condizioni al tuo ritorno.

Può essere usata anche se hai cucinato in abbondanza e non sai cosa fartene del cibo rimasto, oppure se hai comprato una confezione di limoni ma te ne serviva solo uno.

Non so quanti utenti vi siano in Italia (a occhio non mi sembrano molti) ma sarebbe bello se tutti cominciassimo a usare questa app per limitare il più possibile lo spreco alimentare.

Prime impressioni sul Fitbit Charge 3

Qualche settimana fa ho cominciato a testare Fitbit Charge 3 e devo dire che non sta deludendo le mie aspettative.

Un po’ di osservazioni a riguardo:

  1. Non è sempre accurato quando si tratta di misurare i passi ma direi che ci può stare;
  2. È possibile indossarlo in acqua fino a 50m di profondità (era ora!);
  3. Il nuovo pulsante con feedback aptico è molto funzionale;
  4. Riesco a indossarlo anche quando dormo, poiché il nuovo design del cinturino lo rende decisamente più ergonomico;
  5. Il display è un OLED touchscreen;
  6. In generale mi sembra più leggero e comodo del Charge 2;
  7. Il prezzo è molto competitivo (io ho acquistato l’edizione standard);

So che l’Apple Watch è decisamente più avanzato ma a me piace indossare gli orologi tradizionali, quindi preferisco il Fitbit perché è come un braccialetto e non dà nell’occhio.

Il sito da un milione di dollari

Ogni tanto mi capita di ripensare a The Million Dollar Homepage

Per chi non lo conoscesse, si tratta un sito creato nel 2005 da Alex Tew, uno studente che cercava un modo per finanziarsi gli studi universitari.

La homepage del sito era, in sostanza, una grande immagine suddivisa in piccoli banner pubblicitari per un totale di un milione di pixel; ogni singolo pixel era stato messo in vendita a un dollaro l’uno, per un ricavo complessivo di un milione di dollari.

Ecco cosa riferisce Wikipedia:

Lanciato il 26 agosto 2005, il sito diventò un interessante fenomeno internet, raggiungendo pagerank 7 e diventando il numero 127 come traffico complessivo generato ed alla fine dello stesso anno aveva venduto 990.000 pixel. Nel gennaio 2006 i mille pixel rimanenti furono messi all’asta su e-bay. L’asta si chiuse l’11 gennaio con un’offerta di 38.100 dollari, portando così l’incasso totale a 1.037.100 dollari contro un costo di realizzazione del sito stimato in 50 euro.

Gli smart speaker e il mondo dell’informazione

La popolarità degli altoparlanti intelligenti (smart speaker) è in ascesa e sicuramente questo Natale entreranno in moltissime cause – complici i prezzi relativamente accessibili e le tante funzioni che possono aiutare a svolgere.

In un articolo pubblicato sul sito del Nieman Lab, la giornalista Laura Hazard Owen ha riportato i risultati di una ricerca condotta da Reuters sul rapporto tra smart speaker e il mondo dell’informazione.

Emerge in modo netto il fatto che le news non sono tra i contenuti preferiti da chi usa questi strumenti, in particolare per le seguenti ragioni:

  1. Gli aggiornamenti sono troppo lunghi. durano in media cinque minuti ma in tanti preferirebbero aggiornamenti più concisi;
  2. I notiziari non vengono aggiornati abbastanza frequentemente. Spesso gli ultimi aggiornamenti risalgono a ore o giorni fa;
  3. Alcuni notiziari usano voci artificiali e questo spesso li rende difficili da ascoltare;
  4. Alcuni notiziari vengono prodotti con mezzi scarsi e la qualità dell’audio è molto bassa;
  5. Alcuni notiziari hanno jingle o pubblicità molto intrusive;
  6. Non è possibile scegliere le storie o saltare quelle che non interessano.

Qui è possibile leggere per esteso la ricerca di Reuters.

L’app che ti ricorda che morirai

Da qualche settimana esiste un’app che ti ricorda che morirai inviandoti cinque notifiche al giorno (che, come la morte, possono arrivare in qualsiasi momento).

Si chiama WeCroak e il suo obiettivo – così riferisce il sito ufficiale – è stimolare la riflessione, la respirazione cosciente e la meditazione sulle cose importanti della vita. Ogni notifica è accompagnata da un aforisma motivazionale.

Insomma: quella della morte è solo una scusa.

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