Morire per la merda

Uno dei temi che ricorrono nel romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere è quello della merda e del suo ruolo nella società. La nostra società ne produce in quantità industriali ma fa di tutto per nasconderla, fingendo quasi che non esista.

In questo libro, l’autore Milan Kundera riferisce che il figlio di Stalin morì a causa della merda (o perlomeno questa è una delle storie più note sulla sua fine terrena). Si chiamava Jakov e – durante la seconda guerra mondiale – venne catturato e rinchiuso dai tedeschi nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Jakov – chiamato il Figlio di Dio (perché Stalin era considerato quasi una divinità) – condivideva gli spazi essenziali con dei soldati inglesi che si lamentavano continuamente del fatto che lui lasciasse sempre le latrine sporche e non le pulisse mai.

Venivano spesso alle mani per questo motivo e Jakov finì per indignarsi al punto tale da chiedere più volte al comandante tedesco del campo di prigionia di intervenire.

Naturalmente il comandante aveva rogne più importanti alle quali badare, quindi rifiutò sempre di affrontare la questione con lui. Jakov si sentì umiliato al punto che decise di uccidersi lanciandosi contro il filo spinato elettrificato.

Nel suo bellissimo romanzo, Kundera scrive che:

[…] se non esiste differenza tra il sublime e l’infimo, se il figlio di Dio può essere giudicato per della merda, l’esistenza umana perde le sue dimensioni e diventa insostenibilmente leggera […] Ma morire per della merda non vuol dire morire senza un senso […] La morte di Jakov, invece, fu, nella generale stupidità della guerra, la sola morte metafisica.

Sale, grasso, acido, calore

Questo weekend ho visto su Netflix la docuserie Salt, Fat, Acid, Heat curata da Samin Nosrat. La serie si basa sull’omonimo libro della chef internazionale, una vera e propria guida essenziale alle basi della buona cucina. Al centro del racconto c’è la conoscenza dei quattro elementi che bisogna saper bilanciare: salato, grasso, acido e calore.

La serie è molto appassionante e intreccia l’arte della cucina con il racconto di viaggio: la chef, infatti, visita quattro paesi (Italia, Giappone, Messico e Stati Uniti) esaminando le materie prime di qualità e cosa le rende così speciali.

Samin è molto genuina e curiosa: assaggia qualsiasi cosa senza esitazione ed ha una grande capacità di connettersi alle persone che incontra. Un bell’esempio in un mondo di chef televisivi che sanno solo giudicare e umiliare chi non fa le cose come loro.

Alla scoperta del Medioevo africano

Il Medioevo africano è un’epoca per lo più sconosciuta agli studiosi: è stato sicuramente molto affascinante ma le sue tracce sono sparite per la maggior parte. Ciò è dovuto al fatto che – per fare un esempio – molti edifici, palazzi o intere città dell’epoca erano costruiti con corallo, erba o sale e quindi non sono sopravvissuti nel tempo.

Lo storico François-Xavier Fauvelle parla di questo e di molto altro nel suo ultimo lavoro tradotto anche in inglese con il titolo The Golden Rhinoceros: Histories of the African Middle Ages. Si tratta di una ricostruzione del Medioevo africano che non ha precedenti.

Qui c’è un articolo interessante che parla proprio di questo libro.

Come comprare un regalo per un rifugiato

Grazie a questo articolo su Valigia Blu ho scoperto che esiste un negozio speciale (a Londra e online) che si chiama Choose Love, nel quale è possibile acquistare prodotti che vengono poi recapitati ai rifugiati.

Tra gli articoli disponibili ci sono piumini, coperte, tende, scarpe, pannolini, sacchi a pelo e tutto ciò che potrebbe risultare utile a chi si trova in condizioni precarie o di emergenza.

Complimenti a chi ha avuto questa bellissima idea. Io ho già comprato un po’ di piumini e coperte termiche.