Riprendo in mano questo blog dopo un periodo un po’ particolare. Questo iato non è stato frutto di pigrizia bensì di una serie di riflessioni che ho fatto proprio in queste settimane di distanziamento sociale.

Confesso che fin dal principio ho adottato un approccio di comodo nei confronti della scelta dei temi da trattare in questo spazio, parlando un po’ di tutto ma senza approfondire mai nulla: la soluzione ideale per chi vuole celare abilmente una parte di sé per proteggerla o anche solo per timidezza, evitando di esporsi al giudizio altrui.

Molte persone mi conoscono solo per alcuni aspetti della mia vita e della mia personalità (per esempio, il lavoro) e quasi certamente si sono fatte un’idea di me che si basa sui pochi elementi visibili a tutti.

Ma io non sono solo questo e non ho solo questa faccia: per dirla con la geometria solida, sono un poliedro anziché una figura piana ed è arrivato il momento di mostrare qualcosa di più complesso.

Continuerò sicuramente a parlare dei temi più svariati (in fondo sono un persona molto curiosa e ci sta) ma su questo blog troverai anche qualcosa di più personale; qualcosa che racconterà la mia visione del mondo senza filtri e senza giri di parole.

Per citare i tarocchi e gli archetipi che essi rappresentano – e di cui leggerai molto spesso qui da oggi in poi – sono ad un punto zero: quello incarnato dal Matto, ovvero prima del principio. Là dove tutto è in potenza. Si comincia!

La scienza – per sua natura – non si fonda sulle certezze bensì sui dubbi. La scienza è umana e, in quanto tale, si alimenta di domande, osservazione, smentite, scoperte e prove da superare. Chi la condanna o si aspetta da essa risposte immediate a problemi complessi come quello del Coronavirus farebbe meglio ad affidarsi alla religione e ai suoi dogmi.

Del colore del 2020 designato da Pantone si è parlato tanto nei giorni scorsi. Tuttavia mi incuriosiva capire le motivazioni dietro questa scelta che sembra una sorta di ritorno al classico – sottinteso nel nome stesso – dopo anni dominati da colori dai nomi esotici o dalle orribili tinte pastello.

Ecco la spiegazione che ho trovato sul sito ufficiale; ne evidenzio le parole chiave:

Sfumatura di blu intramontabile e senza tempo, PANTONE 19-4052 Classic Blue è elegante nella sua semplicità. Rievocando il cielo all’imbrunire, le qualità rassicuranti di questo colore stimolante mettono in evidenza il nostro desiderio di una base stabile da cui partire mentre ci apprestiamo a varcare la soglia di una nuova era.

Imprimendosi nella nostra mente come un colore rilassante, PANTONE 19-4052 Classic Blue offre rifugio e infonde nell’animo umano un senso di pace e tranquillità. Esso consente di rifocalizzare i nostri pensieri facilitando la concentrazione e fornendo un’eccellente chiarezza. Sfumatura di blu che invita alla riflessione, Classic Blue favorisce la resilienza.

Che il Classic Blue sia con noi!

In queste giornate segnate dall’influenza mi sento debole e inutile. Domani dovrei partire per Stoccolma (cose di lavoro) ma temo che non riuscirò a rimettermi in piedi. I miei pensieri si accavallano e si fondono come sottilette calde. Non so dire se l’idea che presto sarà Natale mi metta più tristezza o gioia. Ma guardiamo il lato positivo: vivo a Milano e posso fare la spesa con un’app.

Mai come in questi mesi ho compreso l’importanza di seguire il mio istinto. Ho preso decisioni sofferte e che hanno generato sofferenza in persone che amavo e, con puntualità svizzera, i rimorsi e i rimpianti si sono affacciati sulla piscina dei miei pensieri per tuffarvisi dentro.

Come delle sirene hanno provato a distogliermi dall’ascoltare la mia voce interiore che mi suggeriva di avanzare lungo il percorso tracciato dalle mie scelte. Le ho ascoltate, quelle sirene; non sono fuggita da loro, non le ho allontanate. Mi sono legata all’albero maestro, come Ulisse, e ho prestato loro la mia attenzione, anche se ciò mi ha fatto stare male.

Eppure, guardandomi indietro e – soprattutto – guardando davanti a me, ho capito che ho fatto la cosa giusta, ovvero seguire quegli indizi che l’anima lascia qua e là nei sogni, nei nostri gesti inconsapevoli, nei lapsus, negli incontri che facciamo, nelle parole degli sconosciuti.

È una questione di sintonia: bisogna trovare la frequenza del proprio mondo interiore e ascoltarla come una stazione radio.

È facile essere razionali così come è facile abbandonarsi alle emozioni. Ma quella dell’istinto è una voce che fa paura seguire, perché è quella che ci chiede lo sforzo più grande: avere fede.