Perché siamo fortunati

Moriremo tutti e questo fa di noi quelli fortunati. La maggior parte delle persone non morirà mai perché non nascerà mai. Le persone che potenzialmente avrebbero potuto essere qui al mio posto – ma che in realtà non vedranno mai la luce del giorno – sono più numerose dei granelli di sabbia del Sahara. Certamente tra questi fantasmi non ancora nati ci sono poeti più grandi di Keats, scienziati più straordinari di Newton. Lo sappiamo perché l’insieme delle persone possibili consentite dal nostro DNA supera in modo massiccio l’insieme delle persone reali. Nonostante queste stupefacenti probabilità siamo tu ed io, nella nostra normalità, ad essere qui.

Richard Dawkins (1941)

Piccoli e grandi Buddha

Questa mattina abbiamo visitato due templi tra i più importanti della Thailandia. Entrambi si trovano a Bangkok e sono il Wat Phra Kaew (Tempio del Buddha di Smeraldo) e il Wat Phra Chettuphon Wimon Mangkhalaram Ratchaworamahawihan noto anche comeWat Pho (Tempio del Buddha Sdraiato).

Il primo custodisce una statuetta di circa 45 centimetri realizzata interamente in diaspro verde e giadeite. È un Buddha molto piccolo ma assai venerato poiché è legato alla casa reale thailandese. Si tratta, infatti di un bellissimo esemplare di palladio, ovvero di una statua investita di poteri sovrannaturali che solitamente protegge una città, un re o una dinastia.

Il re è l’unica persona che può cambiare l’abito dorato indossato dalla statuetta a seconda della stagione in corso.

Per quanto bellissimo e oggetto di grandi attenzioni, devo ammettere che però il Buddha che mi ha colpito di più è stato il secondo che abbiamo visto: una figura immensa lunga 46 metri e alta 15 metri che rappresenta l’Illuminato nel momento in cui realizza il nirvana, mettendo fine al ciclo delle reincarnazioni. È davvero impressionante e trasmette un senso di pace interiore che non è facile descrivere a parole. Esperienza indimenticabile.

Due rappresentazioni materiali di un personaggio la cui grandezza si coglie ben oltre le dimensioni relative di questi artefatti.

Come spostarsi a Bangkok in taxi senza farsi spennare

Come in quasi tutte le grandi città, anche a Bangkok molti tassisti non amano attivare il tassametro e – insieme agli autisti dei tuk tuk – cercano di spillarti denaro, chiedendoti cifre esorbitanti che poi devi stare ore a contrattare.

Per fortuna un contatto locale mi ha consigliato di scaricare l’app Grab, che è l’Uber del Sudest Asiatico (le due società sono in realtà fuse). Con Grab puoi chiamare un’auto o uno scooter ma anche ordinare cibo d’asporto e far consegnare piccoli pacchi in città.

Per scaricare Grab è necessario avere una sim Thai sul proprio smartphone: l’ho comprata in aeroporto (il gestore è AIS) pagandola 500 BHT (circa 14€). La cosa conveniente di Grab è che puoi pagare con carta di credito, le auto sono generalmente in buono stato e le tariffe sono quelle che pagano anche i locali: in questo modo si risparmia tantissimo e si evitano le fregature.

Un jet lag che non ti dico

Non mi vergogno a dirlo: il primo giorno a Bangkok lo abbiamo più sognato che vissuto. Il jet lag è terribile quando si va in Oriente e questo me lo avevano detto tutti… però una cosa è viverlo sulla propria pelle e un’altra è sentirlo raccontare dagli altri.

Il caldo, poi, non aiuta… Durante il giorno ci sono in media 35 gradi e molta umidità, per cui la temperatura percepita è molto più alta di quella reale. Ma siamo qui e non vediamo l’ora di uscire dal sarcofago.

E quando lo faremo, ce la godremo.

Cosa voglio ricordare di questo 8 marzo 2019

Oggi voglio usare questo piccolo, modesto spazio per segnalare alcune cose condivise su Facebook da amiche e conoscenti che stimo ed amo tantissimo.

Le dedico a Greta Thunberg, la giovane studentessa che ogni venerdì sciopera davanti al parlamento svedese per portare l’attenzione sull’ambiente e il riscaldamento globale. Nel suo paese l’hanno appena nominata donna dell’anno.

Ecco le parole che voglio ricordare in questa giornata speciale:

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