I contenuti spazzatura sono ovunque

Oggi ho letto un post sulla pagina Instagram di Tlon (che seguo sempre con grande interesse) intitolato “I social sono un grande all you can eat”; in esso gli autori parlano dei contenuti spazzatura e di come siano quelli più diffusi sui social media. Per contenuti spazzatura si intendono gli acchiappalike, quelli che stimolano l’indignazione facile, la pornografia del dolore, et cetera.

È innegabile che questi contenuti ci siano… ma attenzione a ridurre tutto ai social media: i contenuti spazzatura sono diffusissimi anche nell’industria culturale di massa (libri, musica, film, serie, programmi TV) e in quella dell’informazione. E molto spesso si spingono e si alimentano tra di loro.

La dieta di ciascuno di noi dipende da tanti fattori: interessi, capacità di comprensione, sensibilità, cultura, necessità lavorative, alfabetizzazione, stati emotivi, idee politiche, accessibilità (sì, anche quella, perché non tutti possono sentire l’audio o vedere un video e quindi la loro scelta è naturalmente limitata). Questo solo per citarne alcuni.

Trovo banale questa idea che il junk content sia solo un problema dei social media o di un generico “Web”… non riusciamo proprio ad andare oltre questa retorica?

Foto di Alena Shekhovtcova da Pexels

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.