Lina Sastri in un monologo di Filumena Marturano

La storia del teatro italiano è costellata di capolavori ma per me il più grande è Filumena Marturano di Eduardo De Filippo. Una storia così poteva nascere solo da un genio come lui.

Ho trovato per caso questo video della straordinaria Lina Sastri (attrici come lei si vedono una volta ogni 500 anni) che interpreta uno dei monologhi più belli di Filumena: quello in cui si trova a confrontarsi con i figli avuti quando faceva la prostituta e con Domenico, Dummì l’amore della sua vita.

Ecco la traduzione in italiano del testo di Eduardo per chi non conosce la lingua napoletana:

FILUMENA: Ragazzi, voi siete uomini. Statemi a sentire. Da questa parte c’è la gente, il mondo. Il mondo con tutte le leggi e con tutti i diritti. Il mondo che si difende con la carta e la penna. Domenico Soriano e l’avvocato.

E qua invece ci sono io, Filumena Marturano, quella che ha la sua legge e che non sa piangere. Perché la gente – Domenico Soriano me l’ha sempre detto – avessi visto mai una lacrima dentro quegli occhi…

E ora vedete, senza piangere, gli occhi miei sono aridi. Voi mi siete figli.

(Più aggressiva che commossa) Mi siete figli! Io sono Filumena Marturano, non ho bisogno di presentarmi. Voi siete uomini e avete sentito parlare di me (I tre giovani rimangono impietriti: Umberto sbiancato in volto, Riccardo gli occhi a terra come vergognoso, Michele con la sua aria imbambolata per la meraviglia e la commozione. Filumena incalza) Di me non devo raccontare niente. Ma di quando ero ragazza, sì.

(Pausa) Avvocato, conoscete quei bassi…? (Marca la parola). I bassi… A San Giovannello, ai Vergini, a Forcella, ai Tribunali, al Pallonetto!

Neri, affumicati, dove d’estate non si respira per il calore, perché la gente è tanta, e d’inverno il freddo fa sbattere i denti. Dove non c’è luce nemmeno a mezzogiorno… Io parlo napoletano, scusate… Dove non c’è luce nemmeno a mezzogiorno… Pieni di gente! Dove il freddo si fa preferire al calore…

In uno di questi bassi, al vicolo San Liborio, viveva la mia famiglia. Quanti eravamo? Una folla! Non so che fine abbia fatto la mia famiglia! Non lo voglio sapere! Non mi ricordo… Sempre con le facce storte, sempre in urto uno con l’altro… Andavamo a dormire senza dire «Buonanotte!». Ci svegliavamo senza dire «Buogiorno!». Una parola buona me la disse mio padre… e quando me lo ricordo tremo adesso per allora… Avevo tredici anni. Mi disse: «Stai crescendo e qua non c’è da mangiare. Lo sai?».

E il calore!… Di notte, quando chiudevamo la porta, non si poteva respirare. La sera, intorno alla tavola… Un piatto grande e non so quante forchette. Forse non era vero, ma ogni volta che mettevo la forchetta nel piatto, mi sentivo osservata. Mi sembrava di averlo rubato, quel mangiare!

Avevo diciasette anni. Vedevo passeggiare signorine vestite bene, con belle scarpe, e io le guardavo…

Passavano sottobraccio ai loro fidanzati. Una sera incontrai una mia amica, vestiva così bene che non l’avevo riconosciuta. Forse allora le cose mi sembravano più belle… Mi disse (sillabando): «Ma tu perché non…?» Così… così… così… [nota mia: allude al fatto che l’amica le suggerì di fare la prostituta come lei].

Non dormii tutta la notte. E il caldo… il caldo… E conobbi te!! (Domenico trasale). Là, ti ricordi? Quella casa mi sembrava una reggia.

Tornai una sera a casa mia, il cuore mi batteva forte. Pensavo: «Forse non mi guarderanno nemmeno in faccia, non mi faranno nemmeno entrare in casa!». Nessuno mi disse niente: chi mi offriva una sedia, chi mi accarezzava… E mi guardavano come una persona a loro superiore, che dà soggezione…

Solo mamma, quando l’andai a salutare, vidi che piangeva…

A casa mia non ci sono più tornata! (Quasi gridando) Non li ho uccisi i miei figli! La famiglia… la famiglia! Ci ho pensato venticinque anni.
(Ai giovanotti) E vi ho cresciuto, vi ho fatto diventare uomini, ho rubato a lui (indica Domenico) per allevarvi!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.