Raccontare la cucina

Realizzare dei video che hanno come protagonista la cucina non è affatto semplice.

Siamo da tempo assuefatti al format della videoricetta di YouTube, il cui topos può essere riassunto nei seguenti punti:

  1. Persona dietro un bancone, davanti alla camera, che ammicca allo spettatore;
  2. Spiegazione estremamente didascalica della preparazione;
  3. Musichetta di sottofondo che copre tutti gli altri suoni;
  4. Recap degli ingredienti.

La variante di questa tipologia è la videoricetta all’americana in cui si vedono solo le mani di chi cucina e la preparazione viene accelerata al massimo per rendere il video il più breve possibile.

Si tratta di video utili e istruttivi che capita anche a me di guardare per ricordare o memorizzare alcune procedure. Eppure so per certo che non mi trasmetteranno mai delle emozioni e che difficilmente tornerò a guardarli in futuro.

Non è un caso che io stia parlando di emozioni. Quando penso alla cucina autentica, quella che mi trasmette sensazioni inesprimibili e riaccende aree sopite del mio cervello, la prima immagine che mi viene in mente è sempre quella di mia mamma o di mia nonna che preparano da mangiare.

Mi sono chiesta se avrei mai provato quelle emozioni guardando un video di una persona che cucina. Poi mi sono imbattuta in contenuti come questo:

Quali sono le caratteristiche di questo video?

Sono immagini che non devono spiegare nulla: il loro scopo è mostrare un’arte che si esprime nella gestualità di chi cucina, come se si fosse al cospetto di un rituale da contemplare. Niente musica, niente spiegazioni: bisogna solo osservare, fantasticare, imparare.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.