Se il Papa potesse parlare

Ne La via dei tarocchi, tra i più importanti testi sull’interpretazione dei tarocchi (che consiglio di leggere anche a chi non interessa questa disciplina, poiché è un vero e proprio trattato di filosofia), Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa dedicano un capitolo a ciascun arcano per illustrarne i dettagli estetici e i significati simbolici. In ogni capitolo, vi è sempre una sezione denominata “Se l’arcano potesse parlare“.

Qui voglio riportare le parole associate all’arcano maggiore del Papa, ovvero del Pontefice (letteralmente: creatore di ponti):

Innanzitutto sono un mediatore di me stesso. Tra la mia natura spirituale sublime e la mia umanità più istintiva, ho scelto di essere il luogo in cui si produce il rapporto. Sono al servizio di questa comunicazione tra il basso e l’alto, la mia missione è unire gli opposti apparenti. Un ponte non è una patria, solo un luogo di passaggio. Consente la circolazione delle energie creatrici del fenomeno, magnificamente illusorio, che chiamiamo esistenza. Non è isolandomi, ma imboccando tutte le vie che comunico la buona novella.

Incarno la benedizione: davanti a me siete in presenza di un mistero. Abitato dalla divinità, ogni minimo gesto che compio acquisisce la dignità del sacro. Per trasformarmi nel luogo dove transita la volontà divina ho imparato a sgomberare da ogni ostacolo, anche quello lasciato dalle mie stesse tracce, i sentieri della mia comunicazione. Mi dirigo verso il nulla perché l’Essere supremo mi invada completamente. Mi dirigo verso il mutismo perché sia soltanto Lui a parlare. Allontano dalla mia bocca qualunque parola mi appartenga, sommergo il mio cuore nella pace e nell’assenza di desideri per lasciare posto unicamente al Suo Amore, ed elimino dalla mia volontà perfino la volontà di eliminare la volontà

In me esiste lo stesso ordine che c’è nell’Universo. Sono un vascello vuoto, senza forma, che trasporta la Luce là, dove la porta il vento. Mi colloco tra il cielo e la terra, esorto gli abitanti della speranza a elevarsi fin lassù, dove non ci sono limiti. A ciò che sta ancorato alla materia o allo spirito trasmetto la potenza superiore che dà vita all’inanimato. Tramite me, la carne ascende fino allo spirito per esplodere in un sublime fuoco d’artificio. Tramite me, il gregge di energie angeliche discende verso il freddo della materia per dissolversi in tiepide onde amorose.

Rifiuto ogni maledizione. Benedico ciò che odo, ciò che vedo, ciò che sento. Chiamo l’Amore, come un uccello dalle ali smisurate, affinché si posi sulla piccolezza di un cuore. Che ne faccio delle vostre liti familiari, delle vostre pene, delle vostre ferite? Le costringo a mettersi in ginocchio e a pregare. Lasciatemi venire da voi. Benedirò tutto il vostro mondo, persino i vostri problemi. Investite della mia missione le vostre azioni, svegliatevi di fronte alla forza del sacro: ogni vostro gesto minimo, ogni atto, diventerà a sua volta sacro. Conoscerete l’estasi di chi non parla per sé.

Il pastorale che vedete nella mia mano, non è uno strumento per dare ordini. È il simbolo del mio gioioso annientamento. Ho pacificato i miei desideri, ho trasformato questo branco di lupi affamati in un volo di rondini che festeggiano l’alba con il loro canto. L’oceano tumultuoso che mi agitava il cuore l’ho trasformato in un lago di latte, sereno e dolce come quello che sgorgava dal seno della Madonna. Chiunque abbia sete può venire a bere dal mio spirito. Non nego nulla a nessuno. Sono la porta che può essere aperta con tutte le chiavi.

Chiunque entri nella mia Anima, potrà potrà proseguire fino al limite estremo dell’Universo, fino alla fine dei tempi: sono l’ultima frontiera tra le parole e l’impensabile.

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