Il mondo è nel tuo cervello

Non esiste una realtà oggettiva. La percezione dell’ambiente che ci circonda è profondamente condizionata dal nostro cervello. Leggevo nel bellissimo libro Percezioni del neuroscienziato inglese Beau Lotto che se paragoniamo il nostro corpo a un computer, i cinque sensi rappresentano la tastiera e il mouse; il processore è tuttavia il cervello, che elabora la realtà che percepiamo attraverso i sensi in base ai nostri assunti e ai nostri pregiudizi.

Una parte di questi assunti la ereditiamo dai nostri avi ed è presente nel nostro DNA; un’altra parte la costruiamo noi in base alle nostre esperienze personali e alla nostra capacità di fronteggiare gli imprevisti che si presentano davanti a noi nella quotidianità.

Il nostro cervello si evolve per permetterci di sopravvivere e quindi prova continuamente a dar senso a ciò che appare incerto creando un repertorio di percezioni che determina il nostro modo di vedere il mondo. In sostanza, se pensiamo che sarà difficile ottenere una cosa, il nostro cervello si adatterà di conseguenza. Se ruminiamo su pensieri distruttivi, il cervello li renderà più importanti di quanto dovrebbero essere.

La fondamentale verità sulla percezione […] è che non vediamo la realtà – vediamo soltanto ciò che per noi è stato utile vedere in passato. Dunque l’implicazione della natura delirante del cervello è la seguente: il passato che determina la nostra maniera di vedere non è costituito solamente dalle percezioni vissute bensì anche da quelle immaginate. Possiamo quindi influenzare quello che vedremo in futuro semplicemente pensando.

– Beau Lotto, Percezioni

Possiamo dire che se modifichiamo il nostro ambiente, modifichiamo di conseguenza anche il nostro cervello? Beau Lotto dice di sì, perché costringiamo il cervello a mettere in discussione i suoi assunti. Partendo da queste basi, penso che sia utile fermarci ad osservare quanto i nostri pensieri (ivi compresi gli assunti e i pregiudizi) possano modificare l’ambiente che ci circonda, finanche il modo in cui – in quanto individui – veniamo percepiti da noi stessi e dagli altri. Potremmo scoprire che gli altri ci trattano secondo l’idea-percezione di noi stessi che proiettiamo verso il mondo esterno (e viceversa)… La mia esperienza mi dice che accade esattamente questo.

Cartesio, il grande filosofo e matematico del Seicento – poneva l’uomo-essere pensante al centro del mondo e sentenziava «Cogito ergo sum» (penso, dunque sono). Per lui, l’esistenza stessa del pensiero era garanzia dell’esistenza del mondo. Forse ha senso aggiungere la variazione «Sum quod cogito» (sono ciò che penso)?

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