Morire per la merda

Uno dei temi che ricorrono nel romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere è quello della merda e del suo ruolo nella società. La nostra società ne produce in quantità industriali ma fa di tutto per nasconderla, fingendo quasi che non esista.

In questo libro, l’autore Milan Kundera riferisce che il figlio di Stalin morì a causa della merda (o perlomeno questa è una delle storie più note sulla sua fine terrena). Si chiamava Jakov e – durante la seconda guerra mondiale – venne catturato e rinchiuso dai tedeschi nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Jakov – chiamato il Figlio di Dio (perché Stalin era considerato quasi una divinità) – condivideva gli spazi essenziali con dei soldati inglesi che si lamentavano continuamente del fatto che lui lasciasse sempre le latrine sporche e non le pulisse mai.

Venivano spesso alle mani per questo motivo e Jakov finì per indignarsi al punto tale da chiedere più volte al comandante tedesco del campo di prigionia di intervenire.

Naturalmente il comandante aveva rogne più importanti alle quali badare, quindi rifiutò sempre di affrontare la questione con lui. Jakov si sentì umiliato al punto che decise di uccidersi lanciandosi contro il filo spinato elettrificato.

Nel suo bellissimo romanzo, Kundera scrive che:

[…] se non esiste differenza tra il sublime e l’infimo, se il figlio di Dio può essere giudicato per della merda, l’esistenza umana perde le sue dimensioni e diventa insostenibilmente leggera […] Ma morire per della merda non vuol dire morire senza un senso […] La morte di Jakov, invece, fu, nella generale stupidità della guerra, la sola morte metafisica.

Tre variazioni sulle patate al forno

Sapevo già che sarei stata troppo stanca per pubblicare qualcosa oggi, così ho pensato di programmare questo post con qualche giorno di anticipo.

Un po’ per trollare e un po’ perché si avvicinano i pranzi e le cene natalizie, voglio condividere questo video in cui Jamie Oliver prepara le patate al forno in tre modi diversi.

Premetto che ho provato due delle tre ricette e sono fantastiche. Una volta tanto – va detto – l’olio che Jamie aggiunge sempre un po’ ad minchiam ci sta tutto 🙂

Slurp!

L’ultima trasferta del 2018

Oggi giornata di viaggio: mi aspettano un bel po’ di ore di volo. La destinazione è San Francisco, dove resterò per una settimana in occasione di un evento aziendale.

È l’ultimo viaggio di lavoro prima delle festività natalizie e sono felice di sapere che l’aria in città sia tornata ad essere respirabile dopo gli incendi che hanno messo in pericolo tante persone.

Ci risentiamo dall’altra parte 🙂

Adiuvare: portare verso Giove

L’archetipo incarnato da Giove rappresenta i nostri ideali, le nostre aspirazioni più profonde, la fede (intesa come fiducia nell’Universo). Nella Teogonia, Esiodo racconta che Giove, figlio di Saturno, riuscì a sopravvivere alla carneficina messa in atto da suo padre, che divorò tutti i suoi figli per timore di essere spodestato. Giove è il padre che vuole solo il bene dei propri figli, contrapposto al padre crudele (Saturno).

Leggevo in un libro che l’etimologia del verbo adiuvare potrebbe derivare anche da ad+iuvo, ovvero dal verbo iuvare, in riferimento a Juppiter, Jovis (Giove). In tal senso ad+iuvare significherebbe portare verso Giove, avvicinare una persona verso il suo ideale di vita più autentico.

Posso davvero dire di aver aiutato qualcuno se – con la mia azione – gli impedisco di sperimentare e imparare qualcosa di nuovo? È difficile capire quando dobbiamo aiutare qualcuno o se è meglio lasciare che segua il suo percorso senza interferire.

Dovremmo sempre chiederci se lo stiamo facendo per soddisfare solo il nostro bisogno di sentirci utili o per sostenere una persona verso la ricerca della sua lezione da imparare.